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‹ Mazzocchi › Lazio
In questi giorni, parlando con gli amici di Roma, della
Provincia, di Latina, V i t e r b o , Frosinone e Rieti,
ci siamo resi conto di come in tanta gente iscritta al Partito
ci sia una grande voglia di essere presenti sul territorio
recuperando quell’identità della Destra che molti ritengono,
a giusta o a cattiva ragione, il Partito abbia messo da
parte per pure esigenze di Governo. Noi non crediamo a questo,
anche perché sappiamo che, quando Alleanza Nazionale ha
aderito al programma della Casa delle Libertà, ha voluto
soprattutto che fossero presenti quei valori di uno Stato
Sociale e di un Cattolicesimo Democratico che hanno come
unico fine quello di dare risposte concrete ai ceti meno
abbienti. Certo, per far questo è necessario, anzi è indispensabile,
che A l l e a n z a Nazionale occupi la centralità nel Polo.
Quella centralità che la deve rendere punto di riferimento
per quei valori che, sia per i cattolici che per i laici,
costituiscono l’espressione della libertà della persona
umana. La libertà di vivere che rappresenta il fondamento
su cui costruire le altre e che evoca immediatamente il
diritto alla vita. La libertà di formare una famiglia; una
dimensione sociale che trova nella stessa famiglia la sua
prima espressione in ordine logico e cronologico. La libertà
dalla droga, che è quello soprattutto di richiamare alla
responsabilità le istituzioni e i componenti del corpo sociale
privilegiando il recupero fisico e psichico del giovane
tossicodipendente. La libertà di avere da uno Stato la sicurezza.
Essa deriva anzitutto dal rispetto dei diritti della persona
la cui condizione di precarietà è accentuata dalla paura
quotidiana di fronte all’aggressione criminale. Libertà
che non possono prescindere da una linea di politica economica
che tenga sì presente un libero mercato con una globalizzazione
oramai internazionale, ma che non dimentichi che al centro
dell’impresa vi è l’uomo, quell’individuo lavoratore che
deve costituire il punto di partenza e di arrivo per una
politica economica non certamente statalista, ma comunque
neanche esclusivamente liberista. Questa posizione moderata
ci induce ad aderire ad una componente che fa capo ad uomini
come Altero Matteoli, Adolfo Urso e Domenico Nania e tanti
altri che, per la loro storia e soprattutto per la loro
presenza qualificata nel territorio e nelle istituzioni,
oggi hanno tutte le carte in regola per poter essere la
forza centrale di Alleanza Nazionale, allontanando quei
residui di estremismo che, oggi come allora, non fanno parte
della cultura del Partito nato a Fiuggi. Per queste motivazioni,
nel salutare la nascita di questa nuova pubblicazione, possiamo
assicurare, come Nuova Alleanza Lazio, non soltanto il nostro
contributo di impegno e di entusiasmo nelle cinque province
del Lazio, ma anche la nostra presenza in tutti quei territori
dove sarà necessario un intervento diretto della nostra
componente per cercare di raggiungere quanto prima quella
quota maggioritaria che, senza conflittualità, possa costituire
il punto di riferimento per una effettiva unità del Partito
con la contestuale crescita di una nuova classe dirigente,
consapevole che i problemi che maggiormente incidono nella
vita quotidiana esigono fedeltà ai principi della nostra
tradizione di popolo, ma anche equilibrio e senso dello
Stato.
‹ Marzoli › Marche
Un grande lavoro quello svolto nella regione Marche da Nuova
Alleanza rappresentata a Roma e organizzata sul territorio
marchigiano dal Senatore Luciano Magnalbo’, Vice Presidente
del gruppo di AN, della Commissione A ffari Costituzionali
e responsabile del partito per la Pubblica A mm i n i s
t r a z i o n e . Un lavoro certosino e capillare che ha
permesso a Nuova Alleanza di presentare un proprio organigramma
con iscritti fortemente radicati nel territorio. La prima
assemblea regionale di tutti gli eletti (sindaci, assessori,
consiglieri comunali e provinciali), dirigenti e iscritti
si è svolta la scorsa primavera a Porto San Giorgio dove
si sono delineate le linee programmatiche del gruppo di
lavoro. Nuova Alleanza nelle Marche ad oggi conta 2 delegati
all’assemblea nazionale (Arnaldo Giorgi e Andrea Antonini)
e un direttivo per ogni provincia. Nuova Alleanza è aperta
a coloro che vogliono costruire e non distruggere. Abbiamo
una visione etica del partito e della sua funzione, un partito
che segue la storia dell’uomo alla luce dei valori storici.
“Nuova Alleanza - ha spiegato il sen. Magnalbò - non consente
al suo interno l’emarginazione e l’isolamento, non tollera
la diffamazione e la calunnia, il mobbing in ognuna delle
sue forme ed espressioni e la doppiezza di comportamento.
Nuova alleanza conosce l’ineluttabilità storica dei flussi
d’immigrazione, non è xenofoba né razzista, ma vuole che
venga data priorità alla sistemazione del cittadino italiano
rispetto a terzi che si immettono nel tessuto sociale”.
Nuova Alleanza ha partecipato attivamente al rinnovo del
partito, in particolare nella competizione elettorale per
le presidenze provinciali, sostenendo, con Destra Protagonista,
nel maceratese Fabio Pistarelli, nell’ascolano Guido Castelli,
nel pesarese Elisabetta Foschi e nell’anconetano Romano
Zenobi. Tutti e quattro hanno vinto la presidenza e collaborano
quotidianamente con Nuova Alleanza per incontri, programmazione,
piani di azione sul territorio. Cosi come vi è stretta collaborazione
con la nuova segreteria regionale, di cui è titolare Carlo
Ciccioli. Nuova Alleanza in questo contesto ha ottenuto
i tre importanti vicariati di Fabriano, Civitanova Marche
e Fermo. Proprio queste tre città rappresentano il cuore
pulsante dell’economia marchigiana, caratterizzata dalla
presenza di grandi marchi, come Merloni, Berloni, Della
Valle, Genny, Guzzini, Clementoni, Gabrielli, ma anche da
una miriade di piccole e medie imprese.
Nuova Alleanza ha un progetto ambizioso, quello di fare
da tramite tra le esigenze dei cittadini e il Governo centrale,
portando a Roma il problema delle infrastrutture marchigiane
(auspicando l’aumento delle strade a sud ovest, la pedemontana
e la terza corsia dell’autostrada A 14), la creazione di
oasi montane, di riserve e parchi archeologici. Proprio
grazie al disegno di legge del Senatore Magnalbò, infatti,
le città di Urbisaglia e Falerone hanno ottenuto il parco
archeologico. Nuova Alleanza si è impegnata, inoltre, nella
risoluzione dei problemi della pesca, intervenendo sul Ministro
Alemanno. Ha seguito con attenzione le vicende legate all’importante
scuola di Talassemia, caldeggiata dal V i c e Ministro Mario
Baldassarri ed ha fortemente contestato, di concerto con
il gruppo regionale di A . N . la manovra sanitaria a carattere
neocentralista intrapresa dalla Giunta D’Ambrosio. Nuova
Alleanza ha or g anizzato presso le strutture dell’Ippodromo
Nazionale di Montegior g i o la prima conferenza regionale
degli amministratori della Casa delle Libertà, ottenendo
un notevole successo, con un elevato numero e qualità di
partecipanti.
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Pirilli › Calabria
La Calabria è una terra di conquiste, abituata com’è ad
essere colonia, dai Greci ai Borboni, dai Savoia - che l’hanno
depredata dei forzieri e degli argenti - ai vassalli del
Centro-Sinistra, che l’hanno tenuta sotto la cappa di un
potere clientelare spietato. Una terra senza occasioni di
lavoro se non quelle del posto “sicuro” che l’oligarchia
politica elargiva dosandolo sapientemente in base alla consistenza
del nucleo familiare e al potere di condizionamento dell’elettorato
da parte del beneficiario di turno. Una terra-bacino, una
sorta di area franca, un grande mercato parassitario destinato
a sopravvivere sulla cambiale data alla FIAT e ad esaurire
le proprie risorse nell’acquisto della pasta Barilla. Nessuno
ha voluto un Sud autonomo e sviluppato, né - e qui sbaglia
Bossi - il Sud ha avuto maggiori risorse del Nord: il decreto
Stammati del ‘76 , infatti, nel congelare la spesa storica
degli enti locali, consacrò lo spaccato : da una parte l’
Italia dei comuni, quella del Nord, abituata al governo
del territorio, dall’ altra il feudo post- borbonico ; e
mentre al Nord le città-stato avevano investito nel debito
pubblico, allora privo di controlli, al Sud le città-colonie
avevano assunto eserciti di famigli trascurando investimenti
e mutui. L’iniquità di quel provvedimento ha portato alla
ulteriore divaricazione della forbice risultando la spesa
storica ancorata a parametri che in molti casi erano di
dieci volte superiori al Nord con la conseguenza che un
comune o una provincia, a parità di estensione territoriale
e di densità abitativa, aveva fin lì ricevuto e avrebbe
continuato a ricevere dallo Stato, ogni anno, trasferimenti
ordinari fino a dieci volte superiori a quelli di una città
o provincia del Sud. Nella legge era previsto un riequilibrio,
è vero, ma tale meccanismo si rivelò lento ed
inefficace, tanto che oggi, ancora, sopravvive corposamente
e prevale la logica della disparità. Né, e qui sbaglia ancora
Boss, la Cassa per il Mezzogiorno realizzò interventi che
in termini di spesa complessiva potessero recuperare o eguagliare
il corrispettivo del maltolto. Ne è prova l’autostrada di
serie C , il binario unico , la rete infrastrutturale che
ancora oggi è in massima parte quella borbonica. La colpa
è delle classi dirigenti, è vero, della mancanza di una
cultura di governo, è vero, ma anche di uno Stato che non
ha mai affrontato con serietà ed equilibrio la questione
meridionale. I mali antichi e recenti sono tutti in agenda,
irrisolti dai Governi nazionali e regionali dell’Ulivo;
irrisolti o non ancora affrontati con determinazione da
quelli del centro- destra. E pesano come macigni sul tempo
che inesorabilmente scorre scandendo ogni giorno il pericolo
di un fallimento che sarebbe storico e tombale. La Regione
Calabria ha uno Statuto consociativo, una burocrazia elefantiaca
, una sanità a brandelli, costruiti tutti sul modello della
società cooperativa di mutuo soccorso. Tra le ombre del
passato e le insidie del presente condizionato dal male
oscuro della storia, mafia- legalità, il destino della Calabria,
il nostro destino, si gioca sulla scommessa passato - futuro,
conservazione - innovazione, cambiamento, legalità, eff
i c i e nza, capacità di spesa dei fondi correnti e di quelli
U E. Le insidie non mancano, compreso quelle di casa nostra,
una bella grande famiglia in cui, di colpo, taluni congiunti
sembra abbiano perso la bussola della politica. A noi di
AN, in Giunta e in Consiglio, nei Comuni e nelle Province,
è fatto obbligo di tenere alto il profilo politico dell’impegno
e di reggere con determinazione la sfida del futuro, una
sfida di portata storica cui si oppongono i pigmei del partito
trasversale della conservazione. Compito ancora più arduo
spetta alla nostra delegazione governativa e al presidente
Fini: i quali possono e devono contestare e dimostrare che
il federalismo solidale funziona alla rovescia e rischia
di diventare per noi un vero boomerang lasciando sui prossimi
campi elettorali eserciti di professionisti della politica.
‹ Zacchera › Piemonte
Alleanza Nazionale, in Piemonte, ha assoluto bisogno di
un grande rilancio, al di là di ogni logica di corrente.
E’un momento difficile per la nostra regione, non solo per
la crisi della Fiat, quanto perché la Cd L - che ha avuto
nella primavera scorsa un’inattesa battuta d’arresto - non
riesce a proporre un credibile modello di rinnovata gestione
regionale. Da mesi FI è in fibrillazione e le sue discussioni
interne rischiano di travolgere la stessa maggioranza di
Centrodestra. In questo quadro, Alleanza Nazionale non riesce
però ad approfondire e a presentare un progetto politico
complessivo e, soprattutto, ad imporre alcune linee-guida
di programma capaci di caratterizzare il cammino regionale.
Da quattro anni, per esempio, non si riesce ad avere un
nuovo regolamento del Consiglio Regionale che blocchi l’ostruzionismo
della Sinistra e soprattutto non si é stati capaci di rimuovere
quelle dirigenze funzionariali - come nel caso della Sanità
- che non solo non giocano a volte a favore della maggioranza,
ma che per l’opinione pubblica hanno dato un segnale di
continuità e non di rinnovamento rispetto alle gestioni
precedenti. In un clima di unitarietà all’interno del nostro
partito, che non vuole e non deve essere solo di facciata,
occorre quindi lavorare per un salto di qualità della politica
di A.N., specie per quanto concerne la volontà di sostenere
metodi amministrativi che la differenzino rispetto agli
altri alleati. Non si dimentichi che Forza Italia ha circa
tre volte più consensi di noi, una enorme disponibilità
finanziaria ed intercetta oggi anche voti facilmente conquistabili
a Destra, soprattutto se verranno portate avanti idee e
progetti di visibilità e di forte impatto sull’opinione
pubblica. Dobbiamo quindi essere disponibili ad ogni confronto
ed, anche, ad imporre nel partito un dibattito interno franco,
serio, costruttivo e senza “peli sulla lingua”. Vogliamo,
dobbiamo crescere in qualità, prim a ancora che in quantità,
ed essere consapevoli che mai come in questo momento possiamo
dare un contributo in positivo ad una regione, che politicamente
ha anche un disperato bisogno di ritrovare un proprio ruolo
a livello nazionale.
‹
Minasso › Liguria
È passato circa un anno da quando ci incontrammo al Teatro
Adriano per la presentazione ufficiale di Nuova Alleanza.Come
tutte le prime volte l’incontro fu eccitante ed entusiasmante.
Nel corso della precedente settimana ci eravamo visti all’Osservatorio
Parlamentare ed avevamo ipotizzato il probabile numero di
persone che vi avrebbero partecipato; eravamo sicuri di
aver lavorato bene pur non potendo avere alcuna certezza
del risultato. Invece, il giorno dell’incontro tutto andò
bene ed anche coloro che ci guidano, che sono i nostri leaders
si tranquillizzarono certi del buon esito finale.Uno di
loro mi disse: “hai visto quanti siamo!” Ed io risposi:
“ne ero certo”. Da quel giorno cominciammo a considerarci
componente. Infatti, ricordo che quando parlai dal palco
usai anch’io il termine componente e non corrente, parole
all’apparenza pressappoco sinonimi, ma profondamente diverse
nella sostanza. Eravamo e siamo persone che non vogliono
cristallizzarsi, conservare, ma donne e uomini che vogliono
migliorare, migliorare un’Idea, una strategia, un’organizzazione,
un partito, quello proprio che altri non vogliono si realizzi
perché hanno paura del cambiamento, paura di perdere tutte
le loro certezze. Migliorare significa crescere, crescere
vuol dire mettersi in discussione. Pur se ciò, è risaputo,
risulta rischioso, non sempre riusciamo a fare autocritica
ed ad ammettere, se è il caso, di avere sbagliato. Era ed
è tuttora necessario farlo, per tale tentativo siamo nati,
ed è per questo che oggi a distanza di un anno ci ritroviamo
ancora con la certezza che comunque ancora vi è molto da
fare. A Fiuggi prese corpo un progetto: l’idea di cambiare
la Destra. Oggi, dopo otto anni, Nuova Alleanza nasce per
dar vita ad un nuovo progetto, o, forse, per iniziarne una
seconda fase: a Fiuggi la Destra cambiò dal Vertice verso
la Base, oggi la seconda fase consiste nel cambiamento dalla
Base verso i Vertici. Dalla nascita di Alleanza Nazionale
noi rappresentiamo l’unica vera novità: siamo lo sviluppo,
la conseguenza logica, inevitabile e necessaria di un processo
di crescita che non può e non deve fermarsi. A Fiuggi i
nostri leaders iniziarono un processo di cambiamento per
rendere più competitivo un piccolo partito con una grande
storia. Per farlo diventare ancora più forte, oggi, noi
vogliamo cambiare questo partito per renderlo maggiormente
adeguato ai nostri tempi e perché sia una sempre più consistente
realtà di Governo.
‹ Gradella › Veneto
Nel lungo dibattito interno alla Destra, le intuizioni di
Adolfo Urso e di Altero Matteoli, fondamentali prodromi
della svolta di Fiuggi e della nascita di Alleanza Nazionale,
hanno portato alla costituzione della componente Nuova Alleanza:
espressione di una Destra innovatrice ed effervescente -
senza “avventurismi”, ma capace di avventurarsi - scevra
da ogni compassato “passatismo” e “Complesso di Lazzaro”.
A d o l f o Urso e Altero Matteoli, con l’essenziale contributo
di Mimmo Nanìa, hanno portato Nuova Alleanza ad una presenza
concreta e imprescindibile nel nostro partito, alla pari
con le più antiche Destra Protagonista e Destra Sociale.
Nuova Alleanza guarda all’Occidente e affronta il “libero
mercato” ed il federalismo senza subirli, ma senza polverosi
anatemi; si rivolge ai giovani, senza grottesche “replicanze”
di tempi che furono, ma come eccitante opportunità di cimento
individuale; si confronta con il “diverso” senza cedimenti,
ma con volontà d’ascolto; vuole la “creatività al potere”,
rivolgendosi all’arte, alla cultura e ai moderni metodi
di comunicazione, grazie anche all’adesione di intellettuali
come Gennaro Malgieri; ripropone gli ideali ambientalisti
propri della Destra, unica - nella Casa delle Libertà -
ad averli profondamente radicati nella propria storia. Nel
Veneto, la rappresentanza di Nuova Alleanza è qualificata
e numerosa: ha portato, al recente Congresso Nazionale,
31 Delegati (1 meno della Destra Protagonista e 11 più della
Destra Sociale) su un totale di 83 Delegati veneti, risultando
fra le prime regioni come percentuale di Delegati di Nuova
Alleanza. L’Assemblea Regionale conta su 24 componenti (2
più della Destra Protagonista e 10 più della Destra Sociale)
su un totale di 60 e 9 sono i componenti l’Assemblea Nazionale.
Nuova Alleanza veneta annovera fra le proprie fila il veronese
On. Alberto Giorgetti, nuovo Coordinatore Regionale di A.N,
e il padovano On. Maurizio Saia: essi sono gli uomini di
spicco di Nuova Alleanza nel Veneto. A l l a nostra componente
aderiscono anche due Consiglieri Regionali, il veneziano
Bruno Canella e il padovano Piergiorgio Cortelazzo; tre
Assessori di capoluogo, il vicentino Arrigo Abalti e i padovani
Franco Perlasca e Alvaro Gradella, oltre a vari Consiglieri
comunali di capoluogo e Amministratori di piccoli centri.
I Presidenti Provinciali di A.N che rispondono a Nuova Alleanza
sono il trevigiano Carlo Manfrenuzzi e il bellunese Michele
Carbogno; per i restanti, 4 aderiscono alla Destra Protagonista
e 1 alla Destra Sociale. Da sottolineare che anche l’A.S.I.
veneta fa riferimento alla nostra componente: grazie al
proprio Presidente Provinciale di Padova A n d r e a Albertin,
essa è, come numero di associati, una delle prime realtà
regionali a livello nazionale. Tutto ciò, affinché anche
il Veneto dia il proprio convinto contributo a Nuova A lleanza:
quella che vuole essere la Destra del futuro ed il futuro
della Destra.
‹ Raisi › Emilia Romagna
Le ultime elezioni amministrative di Piacenza e Parma impongono
al nostro partito una profonda riflessione sul futuro dei
rapporti con i nostri alleati in Emilia Romagna, allo scopo
di evitare ulteriori arretramenti della Casa delle Libertà
dopo una stagione eccezionale che ci aveva visti vincitori
in una regione tradizionalmente di Sinistra. A Piacenza
la sconfitta del Sindaco uscente Guidotti è stata in parte
compensata da una buona prova elettorale di A.N, la qual
cosa testimonia da un lato la debolezza di candidati poco
radicati nel territorio ed imposti da alleati non attenti
alle dinamiche di governo, dall’altra il consolidamento
del nostro partito nelle elezioni amministrative (più 2%
rispetto alle “politiche”) e conferma che, senza l’effetto
del “candidato” Berlusconi, A.N aumenta il consenso elettorale,
a dimostrazione della maturità raggiunta dalla nostra classe
dirigente, che dove governa si guadagna sul campo la stima
della gente. A Parma la straripante vittoria del Sindaco
uscente Ubaldi, supportato da una coalizione civica - Forza
Italia, con l’esclusione di A.N, ha avuto un effetto elettorale
devastante, che ha ridotto il nostro partito ai minimi storici
nonostante l’ottimo lavoro svolto dai nostri Consiglieri
comunali uscenti e da una campagna elettorale della locale
Federazione di buon livello. Ubaldi rappresenta in pieno
il prototipo del vecchio ras locale democristiano, ben radicato
tra i poteri locali, nato nel Centro-Sinistra, ed emigrato
nel Centrodestra semplicemente per opportunità di candidature
e non di certo per condivisione di programmi. Quel che dispiace
è che Forza Italia ha accettato, senza colpo ferire, l’esclusione
di A.N e Lega Nord dalla coalizione di Governo, confermando
un precedente in regione dagli effetti pericolosi. La coalizione
della Casa delle Libertà ritengo, infatti, sia un valore
assoluto che non può essere accantonato senza creare gravi
tensioni tra gli alleati con effetti destabilizzanti sull’alleanza
di Centro-Destra a livello locale e nazionale. I dati elettorali
delle elezioni politiche del 2001 in Emilia Romagna, da
considerarsi negative per la Casa delle Libertà nel voto
maggioritario, rafforzano la tesi dell’esigenza di un maggior
coordinamento degli alleati che non può ridursi esclusivamente
al mero incontro per la presentazione e, talvolta, l’imposizione
delle candidature. A.N deve farsi promotrice di un coordinamento
politico della Casa delle Libertà in Emilia Romagna, che
sia luogo di incontro e confronto tra gli alleati al fine
di condividere una strategia comune che consenta all’alleanza
maggiore visibilità e credibilità. Infatti, per battere
una Sinistra da sempre al potere nella nostra regione, che
vanta tra l’altro una seppur immeritata credibilità di buon
governo, si deve avere il coraggio di non perseguire piccoli
vantaggi nel breve periodo e guardare al futuro selezionando
una classe politica credibile che, pur rappresentando le
diverse anime della Casa delle Libertà, sia in grado di
manifestare coesione e compattezza sui programmi di governo,
garantendo un’alternativa affidabile e vincente.
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