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di Aldo Di Lello
A destra è cosa piuttosto Affrontare in questo periodo unrischiosa.
Cosa si rischia? discorso sulla cultura di Fondamentalmente
di risulta re paurosamente noiosi, ripetitivi, scontati
vacui e un pò fuorvianti. Risultano noiosi coloro che recitano
le solite litanie sulla Destra che “fa poco” per la cultura.
Ripetitivi quelli che se la prendono sempre con la vecchia
“egemonia culturale” della Sinistra. Scontati coloro che
pensano di risolvere tutto riproponendo i vecchi titoli,
i vecchi autori, come icone intangibili. Vacui sono invece
quelli che mettono tutto sullo stesso piano e non vedono
l’abissale differenza politicostrategica tra uno stu dioso
di geopolitica e un cabarettista. E i fuorvianti? Costituiscono
la specie più dif fusa e prediligono marchiare gli intellet
tuali come normalmente si marchiano i buoi: per costoro
il dibattito delle idee deve essere definito a partire dal
bipolari smo politico. Come è percepita in definiti va la
cultura? Nella migliore delle ipotesi come continuazione
della politica con altri mezzi, nella peggiore come decora
zione, orpello, accessorio da salotto. Eh, caro lei!, non
ha ancora capito che tutto quello che doveva essere pensato
è stato già pensato? All’intellettuale odierno spetta solo
un compito di ricr eazione. Lasci perdere i teoremi, il
suo compito è far divertire il popolo. I modelli da imitare?
Basta accendere la televisione. E troverete Sgarbi che la
butta sul boccaccesco per spiegare il suo litigio con Urbani.
Applausi. L’audience sale vertiginosamente. Aldo Grasso
grida al miracolo mediatico. Oppure troverete Ferrara ricoprire
di improperi cattivisti il buonista Cr epet, intento a lisciarsi
la chioma dispensando in seconda serata pillole di saggezza.
Comunicar provocando: è questo il canone dell’odierno maitre
à penser. Si sentono tutti discepoli di Marinetti. Ma chissà
se sarebbero partiti volontari, come fece F. T., all’età
di sessantacinque anni per il fronte russo. Del fondatore
del futu rismo piace anche l’idea del manifesto (che fu
anche di Croce e di Gentile). Ma bisogna sempre diffidare
delle imitazioni. Il documento di Marinetti lo studiamo
da quasi un secolo. Di un “manifesto” lancia to qualche
mese fa dai nostri amici che compongono l’intellighenzia
di Forza Italia s’è già persa la memoria. E questo lo dico
senza spirito polemico ma pensan do all’ottimizzazione
del tempo e dei cer velli. Be’, insomma, per farvela breve.
Credo che, parlando di cultura , (prima di far sci volare
la mano sulla fondina) sia preferibi le apparire ovvii
piuttosto che banali (tanto qualcosa si rischia sempre).
L’ovvietà consiste nel dire due cose: A) il compito dell’intellettuale
rimane princi palmente il pensare e lo studiare e secon
dariamente il pavoneggiarsi nei salotti televisivi o nelle
kermesse dell’effimero; b) la cultura è sempre prodotto
del pensiero. Questo naturalmente è il postulato. E ora
mi tocca spiegarlo. Niente paura: non intendo propinarvi
un mio personale bignamino sulla storia filosofica dell’Occidente.
Penso di r estringere il campo di indagine alla domanda
che più ci interessa in questa sede. Che cosa deve fare
An per la cultura? Prima di rispondere è bene fare una precisazione:
quando parlo di cultura intendo essenzialmente la cultura
politica. Siamo un partito e non una confraternita di mecenati
(del resto, come si suol dire, il piatto piange). Quindi
ci dovrebbe interes sare essenzialmente la diffusione
di qual siasi prodotto dell’ingegno abbia a che fare con
la politica. Va da sé che si rende rebbe un pessimo servigio
tanto alla poli tica quanto alla cultura se applicassimo
alla seconda gli stessi tempi, modi e lin guaggi della
prima. La politica ha come scopo quello di raccogliere il
consenso. La cultura ha invece quello di cr earlo. Questo
significa che la prima lancia i suoi messaggi rispettando
il senso comune e le convenzioni del tempo, mentre la seconda
punta a modificare la mentalità corrente. Il politico deve
perciò essere prudente e concreto. L’intellettuale ha l’obbligo
inve ce di essere imprudente ed eretico. Nel tempo breve
le due strade corrono parallele senza incontrarsi. In quello
lungo sono invece destinate a incrociarsi, nel senso che
la politica raccoglie, in ter mini di consenso, quello
che ha seminato la cultura: se l’intellettuale avrà pensato
e studiato bene, avrà anche seminato bene. E alla fine qualcosa
di buono si potrà sempre raccogliere. Le frequenti polemi
che nascono dalla confusione dei r uoli. Quando l’intellettuale,
per vanità o per interesse, pretende di insegnare il mestiere
al politico (o addirittura di svolgerlo in prima persona),
combina sempre grandi guai (vedi il caso di Nanni Moretti).
Che può fare quindi Alleanza nazionale per la cultura? Favorire
la messa in circo lo di nuove idee nella mentalità corrente,
una salutare immissione di anticorpi spiri tuali contro
la malattia antinazionale, anticomunitaria, ma anche regressista
e antimodernizzatrice, che attacca l’anima italiana. Cosa,
certamente, più facile a dirsi che a farsi, anche perché
i linguaggi e i codici di riferimento stanno cambiando in
fretta: non è ad esempio semplice defi nire il punto di
vista nazionale nell’età della mitica globalizzazione e
dell’Unione europea. Ma proprio per questo l’opera di elabo
razione culturale può rivelarsi una risorsa strategica.
E questo grazie all’attitudine, propria di chi studia e
scrive per mestiere, di proiettarsi, con l’immaginazione,
in un futuro possibile, andando anche contro il senso comune.
Molte previsioni potranno anche risultare sballate. Ma,
alla fine, qualche palla andrà in buca, nel qual caso la
Destra avrà fatto Bingo. Diceva Carlo Dossi che i “pazzi
aprono le vie che percorrono i savi”. Uno degli strumenti
per diffondere nuove idee e nuovi modelli culturali è sicuramente
la tv. Ma di televisione prefe risco non parlare dal momento
che non me ne intendo e, a parte i tg, neanche la guardo
granché. Però di editoria ho la presunzione di intendermene
un po’e vi posso assicurare che si tratta di uno strumento
formidabile anche se, a differenza della televisione, non
offre risultati immediati ma vantaggi a lungo termine. E
questo perché l’investi mento editoriale è l’investimento
strategi co per eccellenza. Senza farla troppo lunga,
vi dico che ci sono tutte le condizioni per allestire un
pic colo polo editoriale. Se riuscissimo a diventare un
punto di riferimento politico per la piccola e media editoria
italiana avremmo fatto un bel colpo, dal momento che si
tratta di un mondo in piena ebollizio ne nonostante le
sue ali siano tarpate da una legislazione ormai superata
e da un meccanismo di distribuzione dominato dai grandi
e dai mediograndi. Se facciamo crescere questo settore,
facciamo crescere anche i nostri autori. E vi assicuro che
ne stanno crescendo parecchi. Una nuova, aguerrita generazione
di studiosi e di scrit tori di destra si sta affacciando
sulla scena. Ma anche a costoro l’attuale sistema para
mafioso sta tarpando le ali. Realizzare nuovi strumenti
editorali equivale a far cre scere un nuovo progetto culturale.
Insomma, questa convulsa fase storica sta rimescolando un
po’ le carte. E le intelligenze di destra si stanno rivelando
più adatte a capire i nuovi tempi. Eh, caro lei!, non ha
ancora capito che il mondo sta cambiando e che c’è ancora
tanto spazio per il pensiero?
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