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di Adolfo Urso*
Da
Charta Minuta - Numero 58 - Settembre 2003
La
seconda fase di An. Della necessità che An compia un ulteriore
salto di qualità si parla da tempo. Il tema domina il dibattito
interno dalla fine dell'inverno scorso anche se soltanto
di recente il partito è approdato alle prime scelte "operative"
di rilievo per aprire la cosiddetta "seconda fase", attesa
e sollecitata dalla quasi totalità di dirigenti e iscritti
ma anche da molti osservatori esterni di prestigio (e nelle
pagine che seguono i lettori ne troveranno testimonianza).
Per inquadrare correttamente il problema, che non è soltanto
organizzativo ma anche e soprattutto di rapporti con gli
alleati della Cdl, bisogna fare un piccolo passo indietro.
Tornare a due anni fa, all'atto di nascita dell'esecutivo
Berlusconi. Ricordare i molti e diffusi pregiudizi che ancora
circolavano nei confronti della destra e del suo ruolo di
governo. Molti ritenevano (e si muovevano di conseguenza)
che la presenza di An "nella stanza dei bottoni" potesse
creare problemi. E ancora un anno fa c'era chi scriveva
(e chi utilizzava certe analisi come alibi) che Fini non
avrebbe potuto assumere direttamente la delega degli Esteri
senza mettere a rischio le relazioni e gli interessi internazionali
del Paese. Oggi, i giudizi e le considerazioni sulla "affidabilità"
della destra italiana sono radicalmente cambiati, in qualche
caso addirittura ribaltati. Basta leggere ciò che scrivono
i corrispondenti esteri dei principali quotidiani europei
e americani, o chiedere alle cancellerie internazionali.
La destra, nella percezione "profonda" dei commentatori
e degli analisti, quella che conta davvero perché crea opinione
e consenso, non è più la zavorra del governo, ma semmai
il suo "valore aggiunto". La presenza della destra ai livelli
decisionali del Paese non è "il problema" del governo ma,
in molti casi, "la soluzione". E Alleanza nazionale è agli
occhi di molti la componente della Cdl più crebilile ed
equilibrata, quella su cui fare perno ogni qual volta la
necessità del dialogo e della ragionevolezza diventa imperativa.
In buona parte questo merito va iscritto alla ottima prova
data dalla nostra delegazione al governo. In tutti gli ambiti,
anche in quelli più difficili, dall'ambiente all'agricoltura,
dagli esteri al commercio estero e certamente agli italiani
nel momdo, non mancano i giudizi positivi, spesso in controtendenza
rispetto a quelli attribuiti agli esponenti di altre formazioni.
La destra al governo ha dimostrato di essere all'altezza
della situazione, più e meglio di altri, esercitando un
ruolo positivo, anche se da posizioni oggettivamente meno
visibili e rilevanti di quelle attribuite ad altri partner.
E' da questa valutazione che partiamo quando affermiamo
che dalla "destra al governo" è necessario passare al "governo
della destra". Non è uno slogan o un gioco di parole, ma
la sintesi di un progetto politico a tutto tondo. Da un
governo che vede la partecipazione dei ministri di An (spesso,
però, in capitoli non decisivi), ad un governo che "sappia"
di destra. Da una coalizione che si è qualificata per una
generica tensione al cambiamento, a un progetto di modernizzazione
fortemente caratterizzato dai nostri valori. Tocca ad An,
a nostro avviso, imprimere all'alleanza e al governo una
nuova spinta propulsiva, quella che altri sembrano aver
smarrito nella routine dell'ordinaria amministrazione o
nelle difficoltà degli equilibri interni. Tocca ad An caratterizzare
la nuova fase della legislatura nel segno di riforme sociali
ed economiche che, insieme con quelle istituzionali, sappiano
cambiare gli assetti di potere e adeguare ai tempi il Paese.
La destra, la nostra destra, non è giunta al governo per
un accidente della storia ma per cambiare la storia. Abbiamo
creato un nuovo partito e inventato un nuovo modello politico
che è diventato modello in Europa, forgiando un bipolarismo
diverso e più motivato. Ora, occorre andare avanti, porsi
ulteriori obbiettivi. Imprimere una accelerazione riformista
alla politica del governo e aprire un nuovo capitolo a livello
europeo. Nel primo ambito, è necessario sfuggire all'ipoteca
leghista che sembra determinare oltre ogni ragionevole misura
tutte le scelte di rilievo, da quelle istituzionali a quella
delle riforme nel settore economico e previdenziale, in
un'ottica valligiana che non vede oltre i propri colli.
E c'é da chiedersi se non sia giunto il momento di chiedere
una revisione degli assetti di governo, secondo una logica
"premiale" che troppe volte è stata evocata senza poi mai
essere attuata. An ha il diritto e forse anche il dovere
di reclamare posizioni che possano permetterle di incidere
in modo significativo sulle decisioni di fondo dell'esecutivo
- pensiamo alla politica economica, ma anche ai grandi temi
della sicurezza e della giustizia - imprimendo quell'accelerazione
riformista di cui abbiamo parlato. E poi, per dirla tutta,
non si è mai vista tanta concentrazione di potere nella
mani dello stesso partito, senza peraltro riscontrare grandi
e significativi risultati. Quanto allo scenario europeo,
è necessario capire come sia possibile "capitalizzare" l'ottima
prova di Fini nella Costituente senza perdere i risultati
conseguiti, tra mille difficoltà, con la riunificazione
delle destre democratiche nel gruppo dell'Europa delle Nazioni.
Qualcuno parla di "listone" del Polo o anche addirittura
di un'unica lista Fi-An, senza Udc e Lega, per la prossima
competizione per l'Europarlamento. C'é da chiedersi innanzitutto
a quale fine e a quale percorso politico risponderebbe questo
"esperimento". Ogni scelta in materia elettorale non è priva
di conseguenze, e certamente non lo sarebbe una decisione
di questo tipo, che rappresenterebbe una nuova svolta di
rilievo dopo quella che dieci anni fa, proprio in queste
settimane, diede vita ad An e al Polo delle libertà. Noi
non siamo pregiudizialmente contrari, ma vogliamo capire,
e bene, soprattutto quali sono o potrebbero essere le prospettive
successive a un eventuale "listone". In che direzione ci
porterebbero, quali scenari potrebbero determinare a livello
continentale. Abbiamo costruito un grande partito che sta
segnando la storia dell'Europa. Nessuno ce lo ha regalato.
E' il frutto sofferto del lavoro e delle speranze di milioni
di persone. Anche a loro, soprattutto a loro, dobbiamo rendere
conto, perché è giusto così ed è in questi passaggi che
si misura una vera classe dirigente. Parliamone dunque.
Alla luce del sole. Anche a questo contribuirà il meeting
promosso dalle tre riviste che da anni tengono alto il livello
delle riflessioni, delle analisi, delle proposte della destra
italiana: "Area", la rivista della destra sociale, "Percorsi"
con il suo patrimonio neo-conservatore, e la nostra "Charta",
che cerca sempre nuove frontiere. Tre esperienze politiche
e culturali che hanno certamente molto in comune: laboratori
di idee e non mere congreghe di componenti; luoghi dove
si misurano (e crescono) le classi dirigenti, non solo circoli
di potere. L'appuntamento è a Fiuggi, ancora una volta a
Fiuggi, una località indissolubilmente legata alle "grandi
scelte" della destra italiana. Siamo certi che in molti
accoglieranno il nostro invito a riflettere. Per poi decidere.
Insieme e motivati.
*
On.
Adolfo Urso - Vice Ministro alle Attività
Produttive con Delega al Commercio Estero
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