EDITORIALE


di Adolfo Urso*

“La terza fase”

Il ricco dibattito fiorito attorno alle diverse versioni del “nuovo inizio” (ma preferisco chiamarla terza fase) della Casa delle Libertà deve, a mio avviso, partire da due considerazioni: innanzitutto se guardiamo alle elezioni politiche dell’ultimo decennio (quelle in cui la CdL ha, in varie forme, preso parte alla competizione) ci accorgiamo che ad una affluenza elevata degli aventi diritto corrisponde una vittoria delle forze di Centro destra, fenomeno che non avviene se l’affluenza scende. Ciò a dimostrare che la Casa delle Libertà è interprete (non sempre all’altezza invero) di una tradizione forte e radicata nel tessuto nazionale. Inoltre dobbiamo constatare che dalla prima competizione ad oggi, dalla celeberrima “discesa in campo” al III anno del Governo più lungo della storia d’Italia, i soggetti tradizionali stanno vivendo un profondo mutamento:1) si è affermata una voglia di “restituzione di dignità” all’esperienza del popolarismo, dell’impegno politico al centro nel solco del cattolicesimo democratico, che può consentire ai soggetti centristi della CdL di dialogare costruttivamente con i frammenti omologhi dello schieramento opposto nell’ottica di un’intesa su programmi (è il caso della fecondazione assistita e delle politiche familiari) e, in prospettiva, una ricomposizione di schieramenti; 2) si è riaffermata attorno al nuovo PSI, ai radicali ed al partito repubblicano una componente erede in parte della tradizione azionista ed in parte dei movimenti per i (cosiddetti) diritti civili in Italia, un fronte laico-riformista che pone l’accento su temi fortemente sentiti dal tessuto produttivo del paese, in tema di fiscalità e di previdenza, con un occhio alle dinamiche internazionali ed all’Atlantismo; 3) La riforma del Titolo V ha restituito centralità al tema del federalismo e delle autonomie e collocato al centro del dibattito una Lega Nord giocoforza “istituzionale”, pronta ad interloquire con regioni, province e comuni su proposte e programmi; 4) Alleanza Nazionale, grazie ad una proficua azione del suo leader nel consolidare temi tradizionali (dalla legge sulla droga alla battaglia per le radici cristiane d’Europa), proporre temi innovativi (il voto degli immigrati alle amministrative) e compiere gesti simbolici (il viaggio in Israele) è ormai un partito in grado di interloquire con un’area conservatrice - identitaria che, uscita dalla conventio ad excludendum può rappresentare blocchi sociali trasversali (dal pubblico impiego all’imprenditoria) sul modello delle tradizionali aggregazioni gaulliste.
Questa nuova fisionomia dei soggetti deve rappresentare lo scenario in cui si muove la Casa delle Libertà, come detto in apertura nel suo “nuovo inizio”, meglio nella sua terza fase. La prima fase quella del Polo delle Libertà, si caratterizzava come elettorale e verticistica; la seconda fase della Casa delle Libertà, si è concretizzata in un fronte programmatico e si è misurata in competizioni locali e regionali; è l’ora della terza fase, quella della Federazione delle Libertà, laboratorio, culturale, elettorale e programmatico dei pilastri tradizionalmente portanti di un’area di centro destra.
Per ottenere risultati vincenti, infatti, la Casa delle Libertà dovrebbe avviare un processo federativo: politico, parlamentare e anche culturale. Una federazione con a fianco un progetto editoriale. Perché come diceva sempre Pinuccio Tatarella, “in politica c’è un errore che non si può fare: quello di sbagliare i tempi. Idee avanzate troppo presto o ritrovarsi ad agire troppo tardi”.
In questo senso l’ipotesi di cui si è parlato tanto nel corso dell’estate, di un Ppe italiano, sarebbe a mio avviso un passo indietro. Il Ppe è camicia troppo stretta per la realtà italiana e per un Polo-Casa che è più largo nella società e nelle istituzioni, e più largo vuole essere. Nulla osta il fatto che alcuni partiti ed alcuni esponenti di spicco delle famiglie centriste creino in Italia la “sezione nazionale del Ppe”, anche con Udeur e altri, per attrarli in una casa comune, ma ciò non esclude anzi necessita di un’azione più vasta che comprenda tutti senza escludere a priori nessuno, appunto la Federazione delle Libertà.
Nella casa delle Libertà oggi ci sono partiti che nel Ppe a Strasburgo non ci sono. È il caso di An ad esempio e della Lega che tenderei ad escludere possa appartenere in futuro a quella famiglia europea, né potrebbero aderirvi il nuovo Psi di Gianni de Michelis o i radicali di Pannella. Nulla osta invece che queste forze possano entrare in una Casa delle Libertà federata. Limitarci a un Ppe italiano significherebbe buttare quello che abbiamo fatto. Noi, non altri in Europa, ci siamo inventati il Polo delle Libertà che era allora un’anomalia: non esistevano forze di centro alleate alle destre. Era i 1994 e vincemmo. Durò poco, perché quella era un’alleanza neonata, su basi squisitamente elettorali. Poi, grazie a Berlusconi e anche a Casini, grazie a Fini ed Alleanza Nazionale, da anomalia siamo diventati modello in Europa. Dove sono oggi in maggioranza governi di centrodestra. Dunque, noi non siamo la retroguardia di un modello europeo da importare. Noi siamo all’avanguardia. Grazie anche al lungo lavoro di tessitura che dopo il ’95 ha portato nell’alleanza, alla nascita della Casa delle Libertà, alla vittoria nel 2001. Adesso dobbiamo completare quel progetto, farlo evolvere in vista delle prossime elezioni.
Abbiamo cominciato con il Polo delle Libertà, abbiamo vinto ancora con la Casa delle Libertà, oggi potremmo affrontare il 2006 come Federazione delle Libertà. Dalla lega, in tema di autonomie, ai centristi sui temi della libertà educativa, ai radicali sui grandi temi riformatori, ai neosocialisti sui temi delle libertà personali, la Libertà è l’elemento unificante, che ci differenzia da una sinistra che ha avuto un percorso tormentato e inconcludente. Partire da un programma alle regionali creando una cabina di regia nazionale e tante cabine di regia regionali; ma dobbiamo agire in fretta, scegliendo i candidati in tempo utile.

* On. Adolfo Urso - Vice Ministro alle Attività Produttive con Delega al Commercio Estero

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